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14/09/2007
La spesa fatta “in casa” che fa bene all’ambiente
di Angelo Cipro

In un momento in cui rincari dei generi alimentari finiscono sulle prime pagine dei quotidiani e le associazioni dei consumatori scendono sul piede di guerra, proclamando scioperi bizzarri come quello di rinunciare alla pastasciutta, sarebbe opportuno prestare molta attenzione ad alcune proposte che provengono dal mondo agricolo che, accanto al pregio di favorire un abbassamento dei prezzi sul mercato,  risultano funzionali e perfettamente  in sintonia con la necessità più avvertita oggi in campo ambientale: quella di ridurre le emissioni climalteranti.

La proposta è semplice e non è nuova, essendo stata richiamata più volte in passato in campo ambientalista,  ma trae oggi sicuramente più forza dagli allarmi che si moltiplicano sugli effetti devastanti del riscaldamento globale. In Italia se ne è fatta interprete la Coldiretti, attraverso il suo presidente, Sergio Marini che, nel suo intervento alla Conferenza Nazionale sui Cambiamenti Climatici, ha perorato la causa degli alimenti a “chilometro zero” nei mercati, nei supermercati e nelle mense.

Ogni famiglia, ha osservato Marini, può essere artefice di un risparmio fino a 1.000 kg di anidride carbonica (CO2) all’anno, semplicemente orientando i propri acquisti alimentari  su prodotti che possono essere reperiti localmente, che non necessitano, cioè, di operazioni di trasporto caratterizzate da lunghe percorrenze.
Il trasporto di un kg di ciliegie provenienti dall’Argentina – ha esemplificato Marini -  comporta l’emissione di 16,2 kg di CO2, mentre un chilo di pesche che arrivano dal Sudafrica, nel loro viaggio di 8.000 km, sono responsabili dell’emissione di 13,2 kg di anidride carbonica.

Ridurre drasticamente le percorrenze nel campo dei trasporti, che rappresenta nel suo insieme  l’incognita più rilevante all’interno della strategia mondiale di contenimento del global warming, fa dunque bene al clima e all’ambiente. Ma fa bene anche alle tasche dei consumatori, perché elimina dalla formazione del prezzo finale la componente di costo legata appunto al trasporto.
E il risparmio economico è destinato a crescere se vengono abbattuti altri costi della filiera attraverso l’apertura di mercati gestiti direttamente dagli imprenditori agricoli.

Esperienze di questo tipo – ha ricordato Marini – si stanno moltiplicando in altri Paesi proprio per rispondere alla crescente domanda dei consumatori e per mantenere a livelli contenuti i prezzi sul mercato. In Italia, secondo i calcoli della Coldiretti, il potenziale dei cosiddetti “Farmers Market” è notevole e potrebbe arrivare a coprire fino al 15% del mercato alimentare nazionale.

Probabilmente, ai profeti della globalizzazione questi ragionamenti  non piaceranno, ma se la difesa dlel’ambiente, come in questo caso, si sposa al risparmio economico ci sembra che ci sia ben poco da scegliere.



 
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