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ARTICOLI

18/02/2009
Politiche efficaci per le fonti rinnovabili
Maria Pia Terrosi

Uno studio dell’IEA confronta l’efficacia delle politiche di incentivazione realizzate nel periodo 2000 – 2005 in tutti i Paesi industrializzati e nei principali Paesi in via di sviluppo.
Solo un numero limitato di Paesi ha messo a punto politiche realmente efficaci e, quindi, il potenziale di sviluppo risulta ancora molto consistente.
Ma risulta anche evidente che non bastano alti incentivi economici per garantire lo sviluppo delle fonti rinnovabili e per ridurne i costi




Attualmente le fonti rinnovabili di energia (tutte le tecnologie, escluso solo la tradizionale combustione diretta di legna e altre biomasse) contribuiscono per circa il 18% alla generazione elettrica mondiale, a meno del 3% della produzione di calore e a circa l’1% nei consumi di combustibile per i trasporti (dati IEA relativi al 2005).

Affinché le rinnovabili possano svolgere un ruolo fondamentale per fronteggiare i cambiamenti climatici e il degrado ambientale, e per garantire la sicurezza energetica, secondo l’IEA (International Energy Agency) è necessario che, entro il 2030, il loro contributo salga al 29% nella generazione elettrica e al 7% nei trasporti.

Si tratta di una sfida impegnativa, che può essere vinta solo con una vera e propria rivoluzione energetica basata su strumenti innovativi e politiche coerenti ed efficaci.

Proprio per valutare la reale efficacia delle politiche energetiche fino ad oggi sviluppate, l’IEA ha recentemente messo a confronto i risultati raggiunti nel periodo 2000-2005 in 35 Paesi: ovvero tutti i 30 Paesi industrializzati aderenti all’OECD (Organisation for Economic Co-operation and Development) più Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa (BRICS).
In questi 35 Stati nel 2005 era concentrato l’80% dell’energia elettrica, il 77% del calore (escluso l'uso della biomassa tradizionale) e il 98% del carburante per autotrazione prodotti da fonti rinnovabili a livello mondiale.

Il primo dato che emerge dallo studio Deploying Renewables: Principles for Effective Policies, è che, di fatto, solo un numero limitato di Paesi ha messo a punto efficaci politiche di supporto per le fonti rinnovabili e, pertanto, il potenziale di sviluppo è ancora molto consistente.


Indicatore di efficacia

Di fatto non è semplice confrontare l’efficacia di una politica energetica, ovvero misurare l’entità dei risultati raggiunti in un determinato Paese rispetto a quanto ottenuto altrove.
Esistono, infatti, evidenti rischi di parzialità e di errore dovuti al confrontare, ad esempio, Paesi con differenti dimensioni socio-economiche e diversi livelli di sviluppo delle tecnologie di partenza, oppure con obiettivi differenziati.

Per ovviare a tali inconvenienti lo studio IEA ha messo a punto un indicatore di efficacia, calcolato dividendo la quota di sviluppo aggiuntivo delle rinnovabili ottenuto in un anno per il rimanente potenziale realizzabile stimato a medio termine (2020) per quel Paese.
Il potenziale realizzabile è stato individuato partendo da una valutazione del potenziale tecnico presente nel singolo Paese, corretto tenendo conto dei vincoli presenti nella specifica realtà (ad esempio vincoli di pianificazione o legati alla possibilità di crescita del mercato) e considerando le risorse presenti e lo sviluppo tecnologico.

Nella maggior parte dei Paesi, il potenziale realizzabile aggiuntivo entro il 2020 va ben oltre il valore del potenziale stimato di sviluppo per la stessa data.
Tanto che, aggregando tutti i potenziali dei 35 Paesi, per il 2020 si ottiene una produzione elettrica tecnicamente realizzabile da rinnovabili di 6.271 TWh (miliardi di kWh). Cifra equivalente al 41% dell’intera energia elettrica generata nel 2005 e a 2,5 volte la quantità attuale di elettricità prodotta da fonti rinnovabili.


Principi chiave per politiche efficaci

In presenza di un tale considerevole potenziale di sviluppo, è evidente che si debbano migliorare le politiche energetiche attuali. Innanzi tutto individuando e contrastando i principali ostacoli che si frappongono ad una maggiore espansione delle tecnologie rinnovabili e ad una riduzione dei loro costi.

In realtà, osserva lo studio IEA, sono ormai numerosi i sistemi d’incentivazione che si possono efficacemente applicare alle diverse tecnologie negli specifici contesti dei singoli Paesi. Tuttavia - indipendentemente dal tipo di incentivi adottato - non sono soprattutto gli ostacoli economici a ridurre in modo significativo l'efficacia delle politiche di sostegno alle rinnovabili e a spingere in alto i costi.
La raccomandazione finale è pertanto quella di superare le discussioni su quale specifico sistema di incentivi funzioni meglio, ma di valutare tutto il quadro politico in cui gli incentivi vengono inseriti.

Al riguardo sono 5 i principi chiave indicati dall’IEA per rendere più efficaci le politiche a favore delle rinnovabili:

1. Rimozione delle barriere non economiche, e in particolare gli ostacoli amministrativi, le difficoltà per l’accesso alla rete, la mancanza di informazioni e la scarsa accettazione da parte di popolazione, Associazioni e Enti locali

2. Necessità di un prevedibile e trasparente quadro di sostegno in grado di attrarre investimenti

3. Introduzione di incentivi di transizione, decrescenti nel tempo, per promuovere e migliorare l’innovazione tecnologica e far raggiungere una maggiore competitività alle tecnologie in tempi brevi

4. Sviluppo e miglioramento di incentivi specifici per le diverse tecnologie in relazione al loro grado di maturità tecnologica, in modo da sfruttare il potenziale rinnovabile più significativo nel corso del tempo

5. Infine, tenere comunque nella dovuta considerazione l’impatto di una penetrazione su larga scala delle tecnologie rinnovabili nel sistema energetico complessivo, specialmente nei mercati liberalizzati, con attenzione all’efficienza ed all’affidabilità del sistema.


Lo sviluppo delle tecnologie rinnovabili

Questi, molto in sintesi, le evidenze segnalate dallo studio Deploying Renewables: Principles for Effective Policies dell’IEA per la generazione elettrica e di calore dalle principali fonti rinnovabili di energia.

Energia eolica on shore - In particolare per la fonte eolica, a prescindere dal tipo di incentivi adottati, sono gli ostacoli non economici (lungaggini autorizzative e ritardi nei tempi progettuali, scarsa coordinazione tra diverse autorità, difficoltà di accesso alla rete elettrica, il livello di accettazione sociale) a produrre i maggiori impatti negativi sull’efficacia delle politiche di sviluppo dell’eolico.
Da notare che, se appare necessario prevedere un livello minimo di incentivazione per incoraggiare lo sviluppo della generazione eolica (fino al 2005 nessuno dei Paesi che prevedeva livelli di incentivazione inferiori a 7 centesimi di dollaro/kWh ha avuto uno sviluppo efficace nel settore) livelli più alti di incentivazione non sono di per sè sufficienti per condurre a più alti livelli di efficacia. Lo prova il fatto che ai primi posti per risultati raggiunti ci sono Germania, Spagna, Danimarca e Portogallo: tutti Paesi con tariffe incentivanti meno remunerative di quelle presenti in Italia, Belgio e Regno Unito.

Biomasse solide - I Paesi che hanno raggiunto i migliori risultati nella produzione elettrica da biomasse solide sono Olanda, Svezia, Belgio e Danimarca.
Come nel caso dell’energia eolica, un livello minimo e garantito di remunerazione (in questo caso circa 8 cent $/kWh) è ritenuto necessario per dare il via allo sviluppo, ma anche in questo caso sono soprattutto gli ostacoli non economici a impattare negativamente sull’efficacia della politica di sostegno.

Biogas – Per il biogas lo studio IEA non fornisce indicazioni sul livello minimo di incentivazione ritenuto opportuno per la creazione di progetti finanziariamente sostenibili, data l’eccessiva variabilità in relazione sia al tipo di combustibile utilizzato, sia alla dimensione dei singoli progetti.
Nel periodo 2000-2005 sono stati Germania, Regno Unito e Lussemburgo i Paesi che hanno registrato il maggiore sviluppo della generazione elettrica da biogas. Buoni anche i risultati raggiunti dall’Italia, grazie all’incremento di produzione delle discariche che producono biogas a costi più vantaggiosi.

Fotovoltaico - Nel caso del fotovoltaico, il principale ostacolo allo sviluppo è legato all’alto costo degli investimenti. Poiché fino al 2005 solo l’1% del potenziale realizzabile è stato sfruttato, in questo settore le politiche di sviluppo si sono dimostrate scarsamente efficaci (dieci volte in meno rispetto all’eolico). In termini di capacità installata ai primi posti sono Germania e Giappone, seguiti dagli USA. Questi tre Paesi insieme coprivano a fine 2005 circa l’88% della potenza totale installata.

Idroelettrico - Nella maggior parte dei Paesi OECD, con l’eccezione di Canada e Turchia, la risorsa idroelettrica è già largamente sfruttata. Il potenziale aggiuntivo è quindi piuttosto basso, anche perché vincolato da normative riguardanti la gestione integrata delle acque e con una ridottissima accettabilità sociale.
La crescita è pertanto rappresentata soprattutto da ristrutturazione/ripotenziamento di impianti esistenti e dalla costruzione di piccoli impianti.
Diversa, invece, la situazione nei Paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa), dove negli ultimi anni, pur essendo stati fatti significativi progressi, rimane un sostanzioso potenziale addizionale fino al 2020.

Geotermia - Solo 10 Paesi tra OECD e BRICS sono in grado di installare significative impianti geotermoelettrici. Islanda, Messico e USA mostrano i livelli più elevati di crescita negli anni recenti. L’Italia ha il più alto indicatore di efficacia grazie ad un sistema che impone una quota obbligatoria di produzione da rinnovabili.

Produzione di calore - Le politiche per incoraggiare la produzione di calore da tecnologie rinnovabili sono molto indietro, rispetto a quelle a supporto della generazione elettrica e dell’autotrazione. Ciò spiega i livelli di efficacia complessivamente raggiunti, che sono molto bassi.
In particolare la tecnologia del solare termico potrebbe essere facilmente sviluppata in molte aree. Tuttavia il progresso registrato negli ultimi anni (nel 2000-2005 la produzione e la capacità installata è più che raddoppiata) è concentrato in pochi Paesi.
Lo sfruttamento del potenziale realizzabile sta progredendo rapidamente in Brasile, Austria e, soprattutto, Cina, ove è installata circa la metà della produzione di calore da solare termico.

Autotrazione - Dal 2000 al 2005 i Paesi OECD e BRICS hanno raddoppiato la loro produzione di biocombustibili di prima generazione (Etanolo e biodiesel). Nel 2005 la produzione di biocarburanti ha coperto l’1% del fabbisogno mondiale energetico nell’ambito dei trasporti. La produzione di etanolo è dominata da Brasile e USA (in presenza di considerevoli incentivi), che coprono rispettivamente il 41 e il 44% del totale della produzione. La produzione di biodiesel appare in crescita nell’area UE grazie a notevoli sussidi legati a esenzioni fiscali. Anche Cina e India mostrano alti livelli di crescita.


 
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