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INTERVISTA

30/01/2009
L’energia del futuro
Sauro Pasini

Le principali evidenze emerse nel World Future Energy Summit di Abu Dhabi su fonti rinnovabili e sostenibilità energetica nell’opinione di Sauro Pasini, responsabile della Ricerca di Enel


intervista a cura di Valter Cirillo, pubblicata il 29 gennaio sul sito www.enel.it


Il World Future Energy Summit (WFES) di Abu Dhabi, tenutosi dal 19 al 21 gennaio, pur essendo solo alla sua seconda edizione è già ritenuto il più importante appuntamento internazionale in materia di politiche e strategie per le tecnologie sostenibili di energia.
L’edizione di quest’anno - con la partecipazione di 30 capi di Stato, leader politici e amministratori delegati delle principali società impiantistiche e finanziarie, dei massimi esponenti di associazioni ambientaliste, di circa 300 espositori di 12 Paesi e oltre 16.000 visitatori provenienti da tutto il mondo – ha certamente raggiunto lo scopo di favorire rilevanti collaborazioni internazionali sul tema della sostenibilità energetica e di presentare tutte le novità tecnologiche del settore. Offrendo peraltro un punto di osservazione privilegiato per “fiutare” gli orientamenti politici, economici e industriali in materia di energia.

Abbiamo chiesto a Sauro Pasini, responsabile della Ricerca di Enel, le sue impressioni dopo tre giorni di full immersion in dibattiti con i massimi esperti internazionali.

«Innanzi tutto – afferma Pasini – va registrata la fortissima crescita di sensibilità e di interesse a livello mondiale per tutte le tecnologie sostenibili di energia. Il numero di visitatori, quest’anno, è stato doppio rispetto al Summit di un anno fa. Erano presenti tutti i più grossi costruttori di impianti energetici convenzionali, le maggiori società finanziarie e un gran numero di società – grandi e piccole, provenienti da ogni parte del mondo – che sviluppano e/o producono e vendono componenti in tutti i settori delle nuove tecnologie energetiche».

Un Summit focalizzato sullo sviluppo delle fonti rinnovabili, proprio nel cuore del mondo del petrolio. È rilevante l’interesse per questo settore da parte degli Emirati Arabi, che sono il quinto produttore mondiale di petrolio e tra i maggiori detentori di riserve di olio e gas

«Non è del tutto corretto dire che al centro del dibattito ci siano state le fonti rinnovabili. In realtà il tema del WFES è stato la sostenibilità energetica. Cioè: come è possibile generare energia in modo competitivo, riducendo la dipendenza dai combustibili fossili e, in ogni caso, senza emissioni di CO2.
In quest’ottica le fonti rinnovabili hanno certamente un ruolo importante, ma grande attenzione è stata dedicata anche al risparmio e all’efficienza energetica, alla bioedilizia, alle tecnologie di sequestro e cattura della CO2, all’uso sostenibile dei combustibili fossili, al riutilizzo e alla corretta gestione dei rifiuti, ai sistemi e alle tecnologie di mobilità sostenibile e ad altro ancora.
Se proprio dovessi dire qual è stato l’obiettivo del WFES, direi che è stato quello di dimostrare che esiste un portafoglio variegato di tecnologie in grado - nel medio termine – di garantire la fornitura di quantità adeguate di energia in modo ambientalmente compatibile.
In tal senso, ad esempio, è rilevante il progetto di Masdar City, l’avveniristica città di 6 km quadrati che Abu Dabhi ha in programma di realizzare entro i prossimi 7-8 anni in pieno deserto. L’intento è di costruire la prima grande città (si parla di 40-50 mila abitanti) energeticamente autosufficiente e ad emissioni zero. Per far ciò è previsto un grande ricorso alle fonti rinnovabili (solare in primis, data la posizione geografica, ma anche eolico, coltivazioni speciali per biomasse eccetera) sia per la generazione elettrica, sia per la dissalazione dell’acqua di mare. Però la parte più innovativa del progetto è soprattutto altrove: ad esempio nella rete di trasporto completamente automatizzata e solo pubblica (niente auto private), nella gestione del ciclo dei rifiuti e dei reflui, nelle avanzatissime soluzioni architettoniche per realizzare edifici a bassissimi consumi energetici, e poi anche nelle tecnologie innovative di generazione elettrica da fonti convenzionali, che nel caso di Abu Dhabi è principalmente il gas, di cui hanno enormi riserve. E, infine, va detto che stanno anche prendendo in considerazione il possibile ricorso all’energia nucleare».

Cioè: non è ancora possibile progettare una città del tutto autosufficiente dal punto di vista energetico senza ricorrere comunque alle fonti convenzionali? Non dico una città già esistente, ma una realizzata ex novo utilizzando tutte le migliori tecnologie disponibili?

«Dipende da vari fattori. Le fonti rinnovabili non sono distribuite uniformemente nel territorio e nei vari Paesi: ci sono zone più favorite per il sole – equatore e tropici – altre più adatte all’eolico, altre che dispongono di buone potenzialità per sviluppare energia dal mare o da altre fonti. E ci sono zone che non dispongono di nessuna fonte rinnovabile in maniera qualitativamente adeguata. Quindi innanzi tutto occorre valutare il “dove” stiamo parlando.
Poi c’è il “quanto”. Se si vuole mantenere più o meno lo standard di vita cui siamo abituati, infatti, dobbiamo immaginare che per la produzione industriale e per gli usi cittadini sono necessarie quantità rilevanti e concentrate di energia. Cosa che, allo stato attuale (a parte pochi casi particolari, legati, ad esempio, alla disponibilità di grandi risorse idroelettriche), è ancora possibile solo con i combustibili fossili e il nucleare.
Il tutto senza voler parlare, ovviamente, dell’ultimo punto: a quali costi. Ma è proprio qui che sta l’interesse per realizzazioni come il progetto di Masdar City e per eventi come il WFES».

Può spiegare meglio?

«Come ho detto c’è un enorme interesse per le fonti rinnovabili, che in futuro dovranno giocare un ruolo determinante per la generazione elettrica. Attualmente, però, sono – mediamente - ancora poco efficienti e poco competitive. Come superare il problema? Utilizzandole nel modo migliore la dove sono maggiormente disponibili o dove le condizioni ambientali le rendono più efficienti o anche dove gli incentivi pubblici e i meccanismi tariffari creano maggiori attrattive.
In tal modo si consente alla tecnologia di progredire e all’industria di ridurre i costi, favorendone nel breve-medio termine (10-15 anni) anche la competitività economica. E quindi si può programmare una successiva, più ampia diffusione delle fonti rinnovabili per far si che tra 20-25 anni possano coprire una quota significativa della generazione elettrica mondiale: diciamo dal 15 al 20 per cento.
Nel frattempo occorre anche generare in modo sostenibile la rimanente, predominante quota di energia necessaria. Ed ecco – a parte il nucleare – l’esigenza di utilizzare i combustibili fossili con tecnologie a “zero emissioni”.
Per Masdar City, ad esempio, si utilizzerà il gas, ma non bruciandolo tal quale. L’idea è di utilizzare un particolare procedimento di gassificazione (proprio così: gassificare il gas!) per ottenere dal metano un duplice flusso di idrogeno (da cui generare elettricità) e di CO2 (da catturare e iniettare nel sottosuolo per favorire l’estrazione di altro gas ed altro olio).
Per quanto concerne le rinnovabili c’è però una evidenza importante che va sottolineata. E cioè che le società che intendono giocare un ruolo importante nello sviluppo e nella gestione di tali fonti, devono essere necessariamente dei players globali, in grado cioè di operare su più fonti e più tecnologie in qualunque Paese e continente ci siano le condizioni migliori per farlo. Un po’ come sta facendo Enel con la creazione di Enel Green Power».

A proposito di Enel, che riscontri ci sono stati per l’azienda nel Summit di Abu Dhabi?

«Davvero ottimi. Abbiamo avuto manifestazioni di interesse per gran parte delle tecnologie innovative su cui siamo impegnati. Come, ad esempio, per la sperimentazione di Fusina, dove tra pochi mesi metteremo in servizio il primo ciclo combinato al mondo effettivamente alimentato a idrogeno. Siamo i primi e quindi sono tutti molto interessati alla nostra esperienza, anche perché la combustione dell’idrogeno solo in teoria non dovrebbe presentare grandi problemi. In pratica le cose non sono tanto semplici.
Numerose le aziende europee e statunitensi interessate alle nostre tecnologie di utilizzo pulito del carbone, nonché alle sperimentazioni per la combustione in ossigeno.
Molta attenzione anche per il Progetto Archimede. È una tecnologia solare termodinamica che stanno sperimentando anche altre società, ad esempio in Spagna e USA, ma a temperature inferiori alle nostre e utilizzando i sali fusi solo per lo stoccaggio notturno. Noi invece sperimenteremo una tecnologia più sofisticata, con i sali fusi che sostituiscono del tutto il fluido diatermico.
E potrei continuare con molti altri esempi, perché è un fatto che Enel dispone di tecnologie di avanguardia in tutte le principali fonti rinnovabili: fotovoltaico, eolico, idroelettrico e geotermico».

E per quanto riguarda il problema dei finanziamenti? Il crollo della quotazione del petrolio può avere ripercussioni destabilizzanti sull’evoluzione del settore delle rinnovabili e delle tecnologie sostenibili?

«Ad Abu Dhabi è emerso chiaramente che nell’ultimo semestre è parecchio cresciuta l’attenzione per gli investimenti nel settore. Anche gli Emirati Arabi, che non dovrebbero avere problemi di capitali e che hanno confermato i principali investimenti programmati nel settore, quando poi entravano nel dettaglio di discussioni tecniche era evidente che facevano grande attenzione ai tempi di ritorno degli investimenti. Quindi il problema finanziario è senz’altro reale, e riguarda tutti gli investitori a livello internazionale. Ma non tanto per la conferma dei singoli progetti, quanto per la possibilità di reperire fondi in grado di finanziarli tutti. Da questo punto di vista c’è senz’altro preoccupazione».


 
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