L'intervista, a cura del giornalista freelance Matthew Allen, è stata pubblicata il 21 gennaio nel sito di Credit Suisse
Bernd Schanzenbächer, coresponsabile dell’Environmental Business Group (EBG) del Credit Suisse, parla delle opportunità e delle sfide del settore dell’ambiente, spiegando il coinvolgimento del Credit Suisse nell’ambiziosa iniziativa Masdar e nel World Future Energy Summit, che si tiene dal 21 al 23 gennaio 2008 ad Abu Dhabi
Il business dell’energia alternativa, guidato dalla domanda pubblica di riforme ecologiche e dalla scarsità delle risorse naturali, si è trasformato rapidamente in un business in fortissima espansione. Secondo le Nazioni Unite, questo settore ha generato 70,9 miliardi di dollari nel 2006 e si prevede che il mercato per i prodotti a basso consumo di energie fossili varrà almeno 500 miliardi di dollari entro il 2050. Il Credit Suisse ha costituito l’Environmental Business Group appositamente per seguire questi mercati ambientali sottosviluppati e spesso scarsamente compresi.
Quale potenziale attribuisce il Credit Suisse al settore dell'energia verde?
«Vediamo un grande potenziale. La crescente preoccupazione per i cambiamenti climatici - afferma Schanzenbächer - è solo uno dei problemi. Un altro aspetto è il prezzo elevato del petrolio che sta incentivando lo sviluppo delle energie alternative e delle tecnologie per aumentare l’efficienza energetica. Vi sono scarsità su molti fronti al di là dell’energia. Basta guardare al rialzo dei prezzi delle commodity agricole, come ad esempio il grano e la soia, per capirlo. È un business realmente in crescita, poiché laddove vi è scarsità vi è anche la possibilità di forti guadagni».
Quali sono le dimensioni di questo mercato e l’entità dei rendimenti potenziali?
«È possibile ottenere notevoli rendimenti di tipo finanziario in molte aree - si pensi soltanto alle fortune che hanno fatto con l’energia solare i primi operatori che sono entrati in questo settore. Attualmente, la dimensione delle transazioni è ancora relativamente contenuta. Guardiamo ad esempio alla recente IPO multimiliardaria di PetroChina. Un’offerta pubblica iniziale del valore di miliardi di dollari per un'azienda nel settore dell’energia solare è già un’operazione di importo rilevante. Ma tra 10 anni le aziende legate all’energia solare potrebbero avere una capitalizzazione di mercato superiore a quella delle società petrolifere».
Quale sarà la velocità di espansione di questo settore?
«Dipende da diversi fattori, anche se l’andamento del prezzo del petrolio ha un’importanza cruciale. Un prezzo del petrolio pari o superiore per un lungo periodo a 100$ contribuirà a incentivare lo sviluppo delle fonti di energia alternative e delle tecnologie per aumentare l'efficienza delle risorse. Ma potrebbe essere difficile da dire, poiché alcuni mercati sono il frutto della regolamentazione, come il protocollo di Kyoto e il programma europeo per lo scambio dei diritti di emissione - il mercato dei crediti sulle emissioni di CO2. Un altro esempio: circa il 25% delle emissioni globali di CO2 sono causate dalla deforestazione. Se si vuole fare veramente qualcosa per i cambiamenti climatici bisogna risolvere questo problema, il che in ultima analisi significa ricompensare i Paesi e le popolazioni che vivono in quei luoghi affinché proteggano le foreste pluviali. Il rapporto Stern stima che questo mercato potrebbe valere 15/20 miliardi di dollaro all’anno».
L’EBG come intende affrontare questo mercato potenzialmente vasto?
«Stiamo guardando ai cambiamenti climatici, all’emissione di CO2, alle tecnologie pulite, all’efficienza, ai mercati ambientali e all’energia alternativa come temi dominanti. Nell’ambito di questi temi stiamo sviluppando nuovi prodotti, come il fondo di private equity sulle tecnologie pulite, e stiamo per lanciare un fondo sulle emissioni di CO2 che investirà nei progetti di energia alternativa nei mercati emergenti. Questi progetti presentano un duplice flusso di ricavi - dalla vendita di energia elettrica generata dai progetti e dalla creazione di crediti sulle emissioni che possono essere venduti sul mercato».
Il settore dell’energia verde è stato paragonato al boom delle dotcom. Come possono essere gestiti i rischi di un mercato in simile espansione?
«Il confronto con le dotcom non è appropriato, poiché quello che si vede sul fronte dell’offerta è un aumento delle scarsità. Nel periodo delle dotcom vi è stata una proliferazione delle invenzioni, come quelle dei prodotti Internet e dei telefoni portatili, cose belle ma non realmente essenziali per la vita quotidiana. L’acqua, l’energia e il cibo sono invece cose indispensabili - qui sta la grande differenza. Detto questo, naturalmente bisogna prestare attenzione perché si potrebbe assistere a correzioni considerata la grande quantità di capitali che sta affluendo verso questo settore in cui solo le aziende più sane sopravviveranno. Il settore ambientale ha basi ancora più solide poiché è guidato dalle aspettative pubbliche per la protezione dell’ambiente a favore delle future generazioni, e questo probabilmente non cambierà».
L’aumento della domanda per i biocarburanti ha fatto salire i prezzi dei cereali, con conseguenze sociali negative. Come è possibile evitare tali problemi in futuro?
«Questo è un esempio di un mercato nascente in cui le persone stanno imparando a conoscere le conseguenze dirette e indirette delle loro azioni, sia dal punto di vista economico che da quello etico. I biocarburanti di prima generazione semplicemente non risolveranno il nostro problema perché spesso hanno un tasso di conversione molto poco efficiente. Alcuni esperti ritengono che la quantità di energia necessaria per produrre un litro di biocarburante sia superiore a quella dell'energia ricavata. Si è inoltre in competizione con la produzione di generi alimentari e spesso si influisce negativamente sulla biodiversità, il che solleva una serie di problematiche etiche».
Quanto è significativa l’iniziativa Masdar?
«Con l’iniziativa Masdar, per la prima volta un Paese ricco di petrolio come Abu Dhabi ha lanciato un progetto mirante a renderlo adeguato per l’epoca successiva a quella dei combustibili fossili. L’iniziativa comprende diverse attività, e una di queste è il fondo di private equity Clean Tech gestito dal Credit Suisse. Si tratta di un fondo da 250 milioni di dollari che investe nelle tecnologie in fase iniziale nel settore dell’efficienza delle risorse e delle energie alternative. È stato uno dei primi fondi di private equity a investire nel settore delle tecnologie pulite a livello globale».
Qual è il coinvolgimento del Credit Suisse nel World Future Energy Summit?
«Siamo lo sponsor principale di questo summit, che raggruppa i governi e le aziende impegnate nella fornitura di soluzioni per l’energia alternativa. La nostra Innovation Zone espone una serie di aziende che mostrano le loro capacità nei campi dell’efficienza delle risorse e delle tecnologie energetiche alternative che a nostro avviso hanno un grande potenziale di crescita».
Questo summit può essere più efficace per l'ambiente rispetto alla recente conferenza sul clima di Bali?
«Entrambe le iniziative avranno un impatto significativo. A Bali i politici hanno discusso sulle norme e sulle regolamentazioni che devono essere rispettate dal settore privato, mentre al World Future Energy Summit il settore privato illustra le soluzioni di cui già disponiamo». |