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09/02/2009
I prezzi dell’energia in Italia
Edgardo Curcio

Pubblicato in "Energia ed Economia", bollettino di informazione dell'AIEE, n. 1, gennaio-febbraio 2009.
Edgardo Curcio è presidente dell'Associazione Italiana Economisti dell'Energia (AIEE)


Un sistema di libero mercato svolge una importante e delicata funzione per il Paese, per le imprese e per i consumatori e cioè quella di produrre prezzi.

I prezzi sono la rappresentazione di tutte le informazioni presenti, in quel momento, relativamente al mercato in oggetto.
Nel prezzo ci sono quindi informazioni sulla situazione della domanda e dell'offerta, ma anche sulla situazione delle scorte; ci sono il timore di una guerra o di una minaccia esterna al mercato, ma anche la notizia di una nuova tecnologia.
Secondo Milton Friedman, nell'organizzare l'attività economica, i prezzi svolgono tre funzioni:
- la prima, la più importante, trasmettono informazioni
- la seconda, forniscono un incentivo ad adottare metodi di produzione meno costosi
- la terza determinano la quantità di prodotto che spetta a ciascuno e quindi determinano la distribuzione del reddito.

Queste tre funzioni sono in stretta correlazione. Ma, dice Friedman, la trasmissione efficace di informazioni accurate su un determinato mercato, è sprecata se le persone interessate non agiscono in conformità ad esse.

Ora se osserviamo il mercato energetico in Italia non sembra che esso si possa definire "un libero mercato", in quanto produce prezzi che non svolgono le funzioni sopra indicate, ma segnali in larga parte distorti ed il larga parte dominati da fattori esterni.

Il caso più tipico è il prezzo del gas, che recepisce (in base al fatto che quasi tutti i contratti di importazione in Italia sono basati sulla clausola "take or pay" e quindi indicizzati a medie mobili di prezzi del petrolio ed altri combustibili quotati 6-8 mesi prima) andamenti che non hanno nulla a che fare con l'attuale domanda ed offerta del gas nel nostro Paese, al sistema di scorte, oppure alla situazione geopolitica degli approvvigionamenti di gas.
Ne è riprova che mentre c'era una crisi in atto per l'interruzione delle forniture dalla Russia, i prezzi del gas non hanno subito variazioni. Né hanno subito variazioni in relazione all’andamento della domanda, attualmente molto fiacca o al sistema di stoccaggi in fase di svuotamento.
Naturalmente, il prezzo del gas influenza anche quello dell'elettricità, essendo il nostro parco di generazione basato per il 50% sulla fonte gas, sicché il costo per le nostre imprese, per queste due forniture, viene penalizzato di più nel nostro Paese rispetto ad altri Paesi, dove le condizioni di mercato e di mix energetico sono diverse.

Ma anche nel settore dei carburanti si riscontrano anomalie rispetto ad altri Paesi. Una struttura di punti di vendita ridondante e poco efficiente in termini di erogato medio, un sistema di gestione ancorata a vecchi sistemi, provoca un maggior costo per il consumatore italiano, indipendentemente dell'andamento dei prezzi dei prodotti e del greggio sui mercati internazionali (a cui spesso si da la colpa di ritardi o di anticipi di ritocchi ai prezzi alla pompa).

Ebbene se guardiamo quale è la situazione dei prezzi dell'energia del nostro Paese riscontriamo una situazione abbastanza desolante.

Per i prodotti petroliferi troviamo un buon distacco per i prezzi in Italia della benzina, gasolio e olio combustibile, sia per la componente industriale sia per i prezzi al consumo rispetto agli altri Paesi UE. Questo distacco dura da molti anni ed è perciò strutturale.

Per il gas
, le ultime quotazioni danno un elevato differenziale in Italia rispetto all'UE, sia per i prezzi finali per medi consumatori sia per piccoli consumatori, con uno spread alto, fra quotazioni minime e massime. Inoltre, mentre in alcuni mercati, dove vi sono forti influenze dei mercati spot, i prezzi del gas sono già scesi, in Italia la situazione è ancora uguale a quella di 6 mesi fa, per avere la quasi totalità di importazioni di gas legate a contratti “take or pay” e cioè a contratti a 20-30 anni rinegoziabili ogni anno sulla base dei prezzi dei combustibili di 6-8 mesi prima. Una situazione assurda che ingessa il mercato e lega i prezzi a situazioni ormai superate.

Per l'elettricità
, infine registriamo prezzi, sia nelle contrattazioni bilaterali, sia in Borsa, mediamente più elevati di quelli europei, e che comunque non risentono dei forti cali delle commodities energetiche (petrolio, carbone, olio combustibile) avvenuti sui mercati internazionali. In questo caso le cause sono diverse. In primo luogo il nostro parco di generazione elettrica ha un mix di combustibili più caro di quello di altri paesi perché è basato essenzialmente sul gas, con poco carbone e niente nucleare. Poi, perché risentiamo nel sistema di contrattazioni della forte posizione dell’operatore dominante. Infine, perché il sistema di reti è insufficiente e quindi favorisce aree geografiche nel nostro Paese con prezzi locali (PUN) diversi, con la conseguenza di avere un prezzo medio più elevato.

È indubbio che questa situazione di prezzi dell’energia nel nostro Paese penalizza tutto il sistema economico e sociale. Di più le imprese, che mediamente si trovano ad avere costi superiori anche del 30% rispetto ai loro concorrenti europei in una situazione molto delicata come l’attuale dove la competizione è la chiave per sopravvivere; meno i cittadini che possono usufruire di formule diverse, qualche volta di “bonus” e che comunque possono utilizzare la fonte risparmio ed efficienza per avere costi più bassi.

Complessivamente il nostro Paese paga molto l’energia che utilizza e che - ricordiamo - proviene per il 90% dall’estero per essere un forte importatore di energia.
La riprova è che nel 2008, nonostante gli ultimi mesi abbiamo visti una rapida discesa dei prezzi internazionali del petrolio e del carbone, l’Italia ha pagato una bolletta energetica di oltre 61 miliardi di euro, molto superiore alle prime stime fatte ed, in valore relativo (e cioè a prezzi costanti), la seconda per importanza dopo quella del 1981 quando i prezzi del petrolio “volarono” per effetto della seconda crisi energetica.

Cosa fare? Come è stato detto nella in una recente tavola rotonda organizzata dalla Fondazione Energia e dalla Staffetta Quotidiana, che ha trattato proprio l’argomento dei prezzi in Italia, bisogna cambiare rapidamente la politica energetica che ha caratterizzato l’ultimo decennio di legislatura nel nostro Paese: politica per lo più inefficiente, blanda, contraddittoria e quindi poco incisiva.
Bisogna passare da una politica delle dichiarazioni e degli “slogan” ad una politica del fare, ad una politica costruttiva, certa e di lunga durata, con norme in grado di incentivare gli investimenti in nuove infrastrutture (ad esempio nel settore del gas, delle reti elettriche e del fotovoltaico) di regolare gli incentivi e le tariffe e di rilanciare la ricerca e l’innovazione in tutte le filiere energetiche.
Bisogna trasformare le nostre debolezze in opportunità, come ad esempio dell’approvvigionamento del gas; la nostra vulnerabilità in flessibilità, come nel settore elettrico dove possiamo passare dall’importazione all’esportazione di elettricità, contando su impianti efficienti e su utilizzi diversificati per settori e per fasce orarie.
Dobbiamo anche cogliere l’opportunità di avere oggi prezzi bassi dell’energia sui mercati internazionali per fare investimenti in Paesi terzi, aumentando la disponibilità di materia prima per il nostro approvvigionamento energetico.

Il 2009 dovrebbe essere l’anno di svolta nella nostra politica energetica secondo la dichiarazione del nostro Ministro per lo Sviluppo Economico con una prima indicazione di obiettivi generali, fissati a seguito di una consultazione con tutti gli stakeholder. Speriamo che lo sia, e che quest’anno non sia ricordato solo come l’anno della grande crisi economica ed energetica per le imprese ed i consumatori, ma anche, e soprattutto, per il grande cambiamento nel settore energetico del nostro Paese.


 
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